Scrivere

Canto doloroso del creato

Giuseppe Mauro Maschiella
(Riflessioni)

Su questa crosta galleggiante
nel magma, nostra prigione,
con paesaggi notturni ed aurore,
con giornate e serate serene,
vivere è percorrere il mondo
attraversando ponti di fumo
e per arrivare in qualche luogo
bisogna trovare un doloroso passaggio,
in cui si scopre che la meta
era solo un miraggio.
Percorro ere intere
che gravano sulle tracce di vita
di questo pianeta,
percorro le ore
rimane inascoltato il dolore.

Lancia atroci segnali il Creatore,
sul nulla che non muta,
per firmare quella nullità
e questi segni che segnano
il nulla cantano un canto
che vibra di mortalità.
A Lui il coro gemente
di galassie e di soli,
di pianeti e di comete,
di terre e di mari,
di nuvole e natura,
di esseri umani,
circolanti nel turbine
del nulla nominato
canta il canto doloroso del creato.

Oh voi, guardate come gli
anni cadono con fragore
tutti e formano una nube di polvere
e l’uccello sul suo ramo
ride dei sogni dell’uomo,
mentre tutto si sbriciola
in frammenti nel terremoto!
I sopravvissuti trascinavano
i corpi feriti
tra le masserizie usate,
tra muri e travi crollati,
dovevano salire sopra
un colle e calare nel
nulla dall’altra parte,
e franavano insieme
a quelli che già
erano sprofondati.
La passeggiata si chiamava vita.
Molti gemevano e piangevano
tra polvere e detriti,
ma tu, oh Creatore,
non li hai uditi.

Oh voi, guardate
crescere sulle rovine,
il dolore posto sulla
fronte di due sorelline,
strette nel loro letto,
in un tenero abbraccio
una viva ed una morta,
perché sia eterno
e la polvere che traccia il segno
di un orrendo disegno!
Se questo istante fosse l’eternità,
per sempre in me il vostro
crudele destino resterà.
La luna morirà e rinascerà
tante volte davanti alla mia porta
e una terrazza incontrerà deserta,
dove il vostro ricordo tuttavia
sta in mezzo ai fiori appassiti,
in un posto sicuro,
scritto con il cuore sopra un muro.
(39 letture dal 15/04/2019)
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2 commenti a questa poesia:
   «con che maestria e sentimento
scrive tra i versi, il poeta,
tutto quel dolore, paura .disperazione
nei momenti paurosi del terremoto
si sente, si vive le lacrime della gente
la disperazione di perdere tutto
di vedere in polvere la loro vita ...
ed essere costretti a sopravvivere alla perdita di persone amate ...
Molto, molto apprezzata con elogi!» di Stefana Pieretti    «La natura può essere atroce ma non dobbiamo dimenticare che i terremoti si sono sempre verificati sul nostro pianeta. Oggi i danni che producono sono impressionanti a causa dell’eccessiva cementificazione... i disastri sono immensi. A ciò si aggiunge l’incuria nelle costruzioni, la faciloneria con cui si eseguono i lavori. Penso che l’uomo abbia la sua parte di colpa. La poesia mi ha commosso anche se è abbastanza lunga (di solito preferisco le poesie più brevi). Sono versi ben scritti e che inducono alla riflessione.» di Sara Acireale
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