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Ma

Elizabeth Nightley
(Famiglia)
Speciale: "Festa della mamma"

E lei portava in grembo
un feto nato morto,
con un sorriso sghembo
gli insegnava a volar storto.
-Perché l'aria non ha legge-
e gli cucì ali al posto delle gambe,
-perché è il passo che ti regge-
e smantellò l'asfalto donandogli domande.
-Ma madre,
perché il cielo mi trascina come fossi un burattino?
Non vedo fili né mani volteggiare.
La luce della luna riscalda più del mattino,
e per non ghiacciarmi son costretto ad avanzare.
Perché l'anima genera sogni
se non è lei che comanda?
La pelle ha altri bisogni
ma cade con un soffio come fiori di lavanda.
Ed è lo stelo che resiste
come lo scheletro d'un genere estinto
che ama la nudità e d'immagine si sveste,
eppure siam solo docili fiere mosse dall'istinto.-
-Il calabrone non potrebbe volare:
ha ali troppo fragili per il suo corpo.
E la risposta non te la posso dare,
se non che ai limiti della realtà è sordo.-
(299 letture dal 11/05/2014)
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1 commenti a questa poesia:
   «Quale gioia per una donna sapere di essere madre! Quale dolore, indicibile, per una madre, sapere di essere di nuovo solo una donna! Perdere un figlio, è per ogni madre, perdere la sua stessa vita. Conforto e affetto a chiunque si trovasse a vivere una tale tristissima sorte.» di Ausilia Giordano
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