Scrivere

Come un cancro sottopelle

Emanuele Strada
(Sociale)
Speciale: "Giornata della memoria"

E' in quel maggio siciliano
tra un defilé di mandorli in fiore
che il vento disperse le ardenti speranze
di un popolo stanco dei ladri di sogni.

La morte puntuale e solerte era in viaggio
col suo basso profilo pronta a cinger di sangue
quelle toghe solenni corazzate col niente
che non diedero baci alle mani in manette .

C'era come un presagio sull'asfalto rovente
c'era chi già sapeva di congiure e silenzio
chi con l'occhio sinistro del color del tritolo
chi con l'altro inquietante del color dell'onore.

Ed è un lampo la strada e fumosa la via
scelse una voce di tuono il mortale boato
del mattino rimase qualche scorza a brandelli
e interruttori scattati da quegli impulsi mortali.

Cento metri d'asfalto volan come una piuma
nella voragine enorme che risucchia ogni vita
si divise la terra fiamme fumo e silenzio
sorge al centro dell'uomo una vena dolente.

Gli inviati sdegnati sulle telecamere al trotto
con i pantaloni al ginocchio per non spruzzarsi di sangue
il totonome mafioso in un'antimafia in parata
tra le lamiere roventi come cani a passeggio.

Fiori di piombo sbocciarono sui prati della fiducia
in quel giorno il librarsi degli ultimi uomini liberi
quante vittime egregie sull'altare di Stato;
l'ossessione era il tempo che non sarebbe bastato,

è quel che pensava Paolo ricordando Giovanni
di fronte a un citofono di fuoco come le domeniche a Palermo
il solitario monito di una minaccia sancita
una dannata condanna d'abbandono di Stato.

La verità intoccabile giace nel letto degli assasini
e chi prova a svegliarla muore in contraddizione
lei ti graffia sul viso e abbaia quasi latrando
come un'idea di giustizia che ti porta al dolore.

Con un bacio da fiaba si tramutano i mostri
e il criminale arrogante trova impiego a palazzo
qui lo Stato e la mafia scambiano l'occhiolino
l'entourage degli impuri nella stagione dei frutti.

E l'offesa è nascosta nei quotidiani soprusi
quando al caffè seduti quei signori distinti
si consumano avidi i diritti di pochi
e confiscano i sogni invertendo i doveri.

Qui neppure la musica tiene insieme le note
di un mutilato sussurro di lenzuoli ai balconi
di tremanti parole spruzzate su tanti muri
di un ferito riscatto in un orgoglio di vita.

Rattoppiamo la storia con un filo legale
per risorgere nuovi guerriglieri del sole
perché la vita non sia solo sbollir la paura
ma esser uomini liberi da quella parte più oscura.
(946 letture dal 09/05/2013)
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3 commenti a questa poesia:
   «Sperare ancora nel cambiamento, ma non basta... tutti abbiamo il dovere di agire "rattoppiamola" questa vita con un filo fatto di legalità!
Le ultime due strofe su tutte» di Fiammetta Campione    «Nel titolo c'è già tutto qiuello che è il vero... splendida lirica cha ha quel gusto di amaro che defluisce in speranza ma che personalmente non possiedo più...!» di Nadia De Stefano    «bel titolo, bel testo, ben ritmato
come non condividere il tuo pensiero?
è ora di liberarci da questo cancro: il prodotto nazionale più tipicamente nostro e tristemente caratteristico ...
mafia silente è cretina anche negli anfratti più impensati dei nostri quotidiani luoghi di lavoro...» di hy ju
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